martedì, 29 dicembre 2009

tre ore fa scrivevo questo su Twitter.com:



in effetti è andata così. non lo vedevo da anni, l'ho incontrato per caso al cinema dove mi trovavo per vedere La Principessa e il Ranocchio con mia cugina di sette anni (ho dovuto corromperla pesantemente per convincerla a venire, era l'unica che mi aveva lasciato qualche spiraglio di speranza) e lui era lì con la sua famiglia. ricordi dolorosi: ha tre figli, e due sono autistici in modo grave. erano lì con lui e le cose non andavano bene, si vedeva. ma è stato davvero bello rivederlo e poter parlare con lui. e quella scintilla lì, mica me la dimentico.


saluti e baci, parto per Basilea: io e l'Artista festeggeremo lì il Capodanno insieme a una coppia di amici, abbiamo affittato un appartamento superdotato e supersvizzero, come il formaggio con i buchi. ritorno quando l'anno Nuovo sarà già ben che cominciato. tanti auguri dalle Alpi alle Ande.

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venerdì, 25 dicembre 2009

il tuo più grande desiderio che si avvera la notte di Natale. decine di film strappalacrime degli anni Ottanta hanno costruito la loro fortuna su questo clichè. perchè è un clichè, diciamocelo. io quei film me li bevevo con gli occhi sgranati dal primo all'ultimo minuto, da brava sognatrice cuore tenero quale sono, ma poi alla fine mi veniva sempre da chiedermi: e dopo, cosa succederà? perchè dopo Natale viene Santo Stefano, poi la Befana, poi il 25 aprile, poi il 4 marzo, il 7 giugno e l'11 settembre, e potrebbero anche essere giorni senza luci e regali, ma con difficoltà e graffi dolorosi. e allora cosa succede? che cosa succede quando il calendario si srotola implacabile, ai sogni che si avverano a Natale?


ma qui si parla di clichè, di cose di poco conto dopotutto, che si sa già come vanno a finire. perchè poi verranno tutti gli altri giorni del calendario, di molti calendari almeno si spera, e di quei giorni lì nessuno sa niente, nessuno può dire niente. ma in quel preciso momento, la sera del ventiquattro di dicembre sotto la pioggia battente, io mi sono sentita piena di fiducia, e alle parole che venivano sussurrate nel mio orecchio e poi dritte in faccia guardandomi negli occhi per un momento il passato il presente e il futuro hanno cessato di esistere, sono rimasti sospesi, come in attesa, e io in quell'istante ho vissuto la proiezione del mio sogno come se fosse già reale. un minuscolo frammento, un piccolo assaggio dell'eternità per cui mi struggo di desiderio. il più meraviglioso regalo di Natale che potessi ricevere.  


(giusto per aggiungervi un pizzico di materialismo - che a Natale non guasta mai! - la foto della tavola natalizia allestita con dovizia: alla fine del pranzo, sembrava fossero passate le cavallette, le truppe barbariche di Attila, il mio cane quando ha una voglia matta di giocare e l'allegra brigata danzerina di Carlo Conti al gran completo. E la mamma dell'Artista (non la chiamo suocera perchè è una parola che mi ha sempre fatto venire in mente una tizia bassa, rincagnita, con le calze color carne contenitive e la s sibilante e lei è l'esatta antitesi di tutto ciò) mi ha provvidenzialmente regalato delle collant di Missoni (oltre a un paio di bellissimi orecchini e a un negligè (!) di Frette, che devo ammettere ho davvero adorato) che col vestito che avevo potevano pure starci, e allora ho fatto l'azzardo e ho abbandonato la sempreverde calza nera cento denari in favore di quelle, e alla fine ero più natalizia e sbrilluccicante di una decorazione dell'albero di Natale! tant'è che quando Bocelli alla tivvù ha cominciato a cantare O Tannenbaum mi son sentita chiamata in causa)

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martedì, 22 dicembre 2009

giusto per parlare un po' di frivolezze e pinzillacchere in mezzo alla neve, adorrro l'ultimo vestito che ho preso per Natale. nella foto del sito sembra più color vinaccia, in realtà è un rossobordò rossocardinale insomma più sul rosso - ma non rosso rosso - e ha una consistenza splendida tra le dita. volevo un vestito che si risolvesse da solo, con le maniche lunghe e sufficientemente pesante da non aver bisogno di strati ulteriori come coprispalle giacchette eccetera - odio la stratificazione, mi fa sentire impacciata nei movimenti tipo Robocop. e a braccia nude d'inverno, anche al chiuso, nonseneparlaproprio. tra una miriade di abitini di voile, senza maniche, iperscollati, di carta velina, d'aria, leggeri che probabilmente mettendoli su anche al quindici di agosto avresti freddino, ho trovato quello che cercavo. si trova anche qui.


poi, questa va detta. passo di sfuggita davanti al Mondadori MultiCenter, con la mia signora mamma. la coda dell'occhio percepisce di sfuggita qualcosa che il cervello non può ignorare. "Mamma, qui vendono i ravioli di Giovanni Rana quelli nuovi al cioccolato in edizione limitata! Entriamo immediatamente!". In effetti in una delle vetrine campeggia un cartellone abnorme con l'inquietante sorriso di Giovanni Rana circondato da ravioli marroncini tipo San Giuseppe da Copertino, ma mia madre, titubante, prova a farmi rinsavire dicendomi che è alquanto improbabile che tengano ravioli, pure se di design, in un Mondadori Multicenter, ma è una battaglia persa in partenza. La trascino dentro, in preda alla foia, esplorando palmo a palmo ogni piano del negozio, quello dei videogiochi quello della cartoleria inutile ma figa quello degli elettro-nonpiùtantodomestici quello dei filmetti per adulti quello per i preadolescenti trendi quello per i nerd alla moda quello per le casalinghe a gògò quello per i tranquilli quello per gli agitati quello per chi legge solo il giornale. ma dei ravioli nessuna traccia. la delusione è abissale. forse, provando in un supermercato potrei avere più fortuna. eh già, chissà come mai non ci ho pensato prima?


(se qualcuno degli sporadici lettori dovesse riconoscere il meraviglioso film da cui è tratta la frase che dà il titolo al post, vince un raviolo di puro tèk autografato postumo da Giovanni Rana in persona)

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domenica, 20 dicembre 2009

...a quaranta sotto zero


se ne infischiano del gelo


i cosacchi dello Zar!



(c'è giusto un pochino di neve, eh.)

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venerdì, 18 dicembre 2009

se fuori c'è la prima tormenta di neve dell'anno


e tu sei praticamente l'unica ad avere alunni in classe


e sono venuti anche se sapevano che c'era la verifica


allora forse un pochettino te la puoi tirare.


(dai, che io non mi gaso mai)


però è vero, aveva ragione chi me lo aveva detto. che queste sono soddisfazioni diverse da tutte le altre che ho provato finora.


edit: ho aggiunto il link al nuovo blog dell'Artista, nella colonnina lì di fianco!

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giovedì, 17 dicembre 2009

uffis. da bambina, era il modo in cui esprimevo la mia noia o antipatia verso una determinata situazione, mutuato dalla mitica Stefi di Grazia Nidasio. ora lo dico: uffis!


è una decina di giorni suppergiù che per un motivo o per un altro non sono particolarmente in forma. non sto benissimo, mai scoppiato di salute io tutt'altro, ma diciamo che ho avuto momenti migliori rispetto a questo. niente di trascendentale nè di nuovo per me, una delle solite affezioni che so di avere ormai da tempo immemore e che ho imparato come tenere a bada (le medicine giuste, le terapie da fare, i comportamenti da tenere) ma che ogni volta trovano il modo di discostarsi un po' da quelle di prima, aggiungendo qualche sintomo quasi nuovo che ti pone di fronte alla rogna di dover riconsiderare certe cose daccapo. niente di che, non è dolore nè stare male ma solo fastidio, acuito dalla spossatezza del virus che mi sono beccata in forma leggera e che dura due settimane minimo invece di tre giorni come chi lo prende in forma hard. niente veri giorni di malattia, ho continuato ad andare al lavoro, a uscire e a fare acquisti natalizi senza colpo ferire; ma con addosso quella rogna e quel fastidio che ti fa sentire come un gatto lungodegente oppure, come ha mirabilmente espresso quel genio di Charlie Brown in una delle sue frasi diventate ormai un mio mantra, "mi sento come un paraurti ammaccato in un parcheggio". e i due giorni di letto-casa che mi sono imposta lo scorso weekend hanno forse mitigato le cose ma non le hanno di certo spazzate via.


uffis.


poi proprio poco prima delle feste di Natale. uffis.


ma voglio provare a fare la Pollyanna anche io. ci sono almeno 99.999 cose peggiori di questa che mi potevano capitare, le ho contate, e quindi provo a saltellare e mi bacio i gomiti perchè comunque sono fortunata. e lo so.

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lunedì, 14 dicembre 2009

io, in giusto accordo con l'antico adagio, son sempre stata una di quelle fortunate in amore - e di conseguenza sfortunate al gioco. l'ennesima riprova è l'essere arrivata 104 (lo scrivo anche in lettere, che fa più effetto: centoquattresima?) al giveaway natalizio proposto da Wonderland...su 114 partecipanti. lacrime, grida e stridore di denti.


ma io son recidiva. e mo ci riprovo. anche perchè, diciamocelo, maramaionchi original è davvero un premio troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire.



linko anche il post: http://machedavvero.blogspot.com/2009/12/sapevate-che-sarebbe-successo-il.html


e che Pupo, che di gioco se ne intende, me la mandi buona.

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sabato, 12 dicembre 2009

ogni giorno penso


di averti amato al massimo


è troppo quell'amore, non riesco a immaginarne altro


non ci sta, scoppierebbe tutto


bum!


ma poi


il giorno seguente


sorpresa!


mi stupisco


perchè


scopro di amarti ancora


un po'


di più.

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mercoledì, 09 dicembre 2009

nei giorni scorsi, tra le mille altre cose (tra cui una mia influenza di stomaco, di quelle pesanti che trasformano una persona tutto sommato normale in Regan de "L' Esorcista" - mapporca, proprio durante le vacanze?) io e l'Artista ci siamo dilettati nel giocherellare con le nostre vecchie sorprese dell'Ovetto Kinder in vera plastica e varie macchine fotografiche; una foto in particolare è soprendente per quanto è perfettamente corrispondente alla mia filosofia di vita, in toto e per intiero, dalla A alla Z, dall'alfa all'omega, da San Babila a Canicattì, e chi più ne ha, più ne metta. è talmente calzante che si merita la pubblicazione sfacciata direttamente sulla pagina, altro che il link bluette sussurrato tra le parole.





(la testuggine che sta per addentare l'anguria simboleggia, ovviamente, un/a Ottimista.)

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venerdì, 04 dicembre 2009

Una mia allieva, parlando di se stessa, scrive: "I'm widow. My husband was Felice, died the xx-xx-2009. He was very good. He have leave in my great pain."


occhèì, non riesco più a vedere gli errori. sarà perchè quando mi commuovo ho la vista annebbiata?


pìesse: ho appena comprato su un sito ammmeregano lo stesso braccialetto di legno di ciliegio di St. Jude che indossa Bella Swan (sì, sì, lo so, lo so...ma dopo la maglietta non ho paura di cadere più in basso, ho già raschiato il fondo), anche perchè ho letto che San Giuda è il patrono dei senza speranza e di quelli che si schierano sempre dalla parte delle cause perse (giuro!) e ho pensato che non potevo non averlo, sono io. la domanda ora è: mi arriverà mai questo innocuo pacchettino, o rimarrà bloccato alla dogana in eterno? lo scopriremo solo vivendo.

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