il tuo più grande desiderio che si avvera la notte di Natale. decine di film strappalacrime degli anni Ottanta hanno costruito la loro fortuna su questo clichè. perchè è un clichè, diciamocelo. io quei film me li bevevo con gli occhi sgranati dal primo all'ultimo minuto, da brava sognatrice cuore tenero quale sono, ma poi alla fine mi veniva sempre da chiedermi: e dopo, cosa succederà? perchè dopo Natale viene Santo Stefano, poi la Befana, poi il 25 aprile, poi il 4 marzo, il 7 giugno e l'11 settembre, e potrebbero anche essere giorni senza luci e regali, ma con difficoltà e graffi dolorosi. e allora cosa succede? che cosa succede quando il calendario si srotola implacabile, ai sogni che si avverano a Natale?
ma qui si parla di clichè, di cose di poco conto dopotutto, che si sa già come vanno a finire. perchè poi verranno tutti gli altri giorni del calendario, di molti calendari almeno si spera, e di quei giorni lì nessuno sa niente, nessuno può dire niente. ma in quel preciso momento, la sera del ventiquattro di dicembre sotto la pioggia battente, io mi sono sentita piena di fiducia, e alle parole che venivano sussurrate nel mio orecchio e poi dritte in faccia guardandomi negli occhi per un momento il passato il presente e il futuro hanno cessato di esistere, sono rimasti sospesi, come in attesa, e io in quell'istante ho vissuto la proiezione del mio sogno come se fosse già reale. un minuscolo frammento, un piccolo assaggio dell'eternità per cui mi struggo di desiderio. il più meraviglioso regalo di Natale che potessi ricevere.
(giusto per aggiungervi un pizzico di materialismo - che a Natale non guasta mai! - la foto della tavola natalizia allestita con dovizia: alla fine del pranzo, sembrava fossero passate le cavallette, le truppe barbariche di Attila, il mio cane quando ha una voglia matta di giocare e l'allegra brigata danzerina di Carlo Conti al gran completo. E la mamma dell'Artista (non la chiamo suocera perchè è una parola che mi ha sempre fatto venire in mente una tizia bassa, rincagnita, con le calze color carne contenitive e la s sibilante e lei è l'esatta antitesi di tutto ciò) mi ha provvidenzialmente regalato delle collant di Missoni (oltre a un paio di bellissimi orecchini e a un negligè (!) di Frette, che devo ammettere ho davvero adorato) che col vestito che avevo potevano pure starci, e allora ho fatto l'azzardo e ho abbandonato la sempreverde calza nera cento denari in favore di quelle, e alla fine ero più natalizia e sbrilluccicante di una decorazione dell'albero di Natale! tant'è che quando Bocelli alla tivvù ha cominciato a cantare O Tannenbaum mi son sentita chiamata in causa)